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Il Dojo

Coloro che praticano karate solitamente parlano di dojo come luogo di pratica. La parola può significare il palazzo dove vi è la scuola oppure la stanza in cui si pratica. Se si pratica all'aperto, lo spazio per la pratica è il dojo. Do significa "via" e jo significa "posto, luogo". Dojo significa "il luogo dove si percorre la via"; via intesa come sentiero di vita per una crescita fisica e spirituale. Questa visione della vita come via da percorrere è molto consueta tra gli orientali. Per loro la vita è un sentiero che inizia alla nascita e termina con la morte. E' una via a senso unico. Non si può tornare indietro. Vivendo giorno per giorno, anno dopo anno, non un solo secondo tornerà mai più. Ecco perchè nel karate la via da percorrere deve essere vissuta al meglio di noi stessi con onore e coraggio per affrontare qualsiasi difficoltà lungo il percorso. Non fare il proprio meglio nel dojo significa perdere il proprio tempo inteso come spazio di vita. Durante il viaggio spesso si incontrano persone e talvolta si diventa amici o si finisce per vivere assieme. Il dojo è luogo dunque dove si ritrovano le persone e ci si lega attraverso il lavoro. In Oriente il dojo diventa spesso luogo di ritrovo dove si festeggia. Non è solo un luogo dove si soffre, nel proprio dojo si deve anche gioire. In Giappone si rispettano non solo le persone ma anche luoghi e cose. Per questo il dojo va rispettato, tenuto con rispetto, pulito. L'inchino entrando ed uscendo dal dojo, ormai dimenticato da molti praticanti, non è una formalità, è un modo per rispettare il luogo e le persone che vivono con noi in quel luogo. Sta anche al Sensei insegnare queste cose. Pur non essendo il karate una religione, mostrare un dovuto rispetto è segno che non si deve mai dare per scontato il luogo di pratica con i suoi benefici che ne derivano e le sofferenze che a volte procura, affinchè si possa percorre meglio e più serenamente la via della vita.